Supporto psicologico per la coppia e la famiglia

La famiglia, così come il singolo individuo, vive delle fasi specifiche nel suo ciclo di vita e spesso, anche in assenza di difficoltà specifiche, il passaggio da una fase all’altra costituisce già di per sé un potenziale momento critico per tutto il sistema.

Quali sono le fasi del ciclo vitale?

  1. matrimonio
  2. nascita dei figli
  3. allevamento della prole (fase centrale della famiglia)
  4. svincolo dei figli e nido vuoto
  5. matrimonio dei figli
  6. vecchiaia
  7. morte

Ognuna di queste fasi ha specifici “compiti” e nel provare a svolgerli si acquisiscono nuove competenze, si cresce come individui e nella relazione. I momenti delicati stanno, come spesso accade, proprio nei passaggi da una fase all’altra; ogni passaggio destabilizza, l’equilibrio precedentemente raggiunto non funziona più e si deve trovare un nuovo modo di far funzionare le cose.Tutto ciò non sempre è facile.

Il matrimonio o la convivenza rappresentano il momento in cui una coppia sancisce il suo “patto”: ognuno porta all’interno del matrimonio un proprio bagaglio personale, ma soprattutto aspettative non sempre esplicitate, anzi più spesso date per scontate e pretese. 

Questo è uno degli aspetti che più comunemente porta in seguito a complicazioni all’interno della relazione perchè fino a quel momento determinate dinamiche non erano ancora emerse e ognuno si era fatto una propria idea di come avrebbero potuto funzionare le cose: ma spesso l’idea non rispecchia poi la realtà. 

Mi è capitato di frequente di sentire frasi come “mah, è venuto tutto spontaneo, non c’era bisogno di parlarne” oppure “ ma non pensavo ci fosse bisogno di dire queste cose…” ecc ecc; è chiaro che se c’è una buona sintonia in una coppia, può essere che nel 99% dei casi questa sarà d’accordo sugli argomenti principali o su come affrontare determinate cose, ma è anche vero che se si entra nella “dinamica” del “tanto lo so come la pensa….”si finisce per estendere questa modalità un po’  su tutto e questo purtroppo non funziona e spesso è causa di sofferenza. 

Arrivano i figli e gli equilibri davvero si stravolgono, non solo nella coppia ma anche nella relazione con le rispettive famiglie di origine, i nonni, gli zii, ecc. Soprattutto all’inizio si incontrano spesso difficoltà in questo senso, perchè la mamma e il piccolo arrivato hanno la naturale esigenza di “prendersi le misure”,  la mamma e il papà hanno la necessità di sperimentarsi in questo nuovo ruolo, di trovare un nuovo ritmo, di imparare a fare i genitori rimanendo anche coppia coniugale. L’aiuto dei nonni è sicuramente fondamentale in questo senso affinché la mamma abbia anche momenti in cui poter riposare, recuperare le notti in bianco, l’allattamento ecc… ; ma il confine è molto sottile e può succedere che si faccia fatica a mantenere l’equilibrio giusto.

Ora non descriverò tutte le fasi per non annoiarvi, ma ce n’è ancora una degna di nota restando sul tema della coppia….quando i figli ormai cresciuti lasciano il “nido vuoto”. In questo passaggio le coppie che sono riuscite negli anni a non dimenticare di essere anche coppia incontreranno meno difficoltà nel ritrovarsi di nuovo soli soletti…diversamente chi ha investito tutta la sua vita, la sua energia, i suoi pensieri, sui figli e sul ruolo genitoriale è probabile che in questa fase viva un più profondo senso di vuoto/abbandono e faccia più fatica a ritrovare la relazione, se non addirittura sè stessi in questa “nuova” veste. Ecco perché spesso dico alle coppie con figli  “non dimenticatevi di voi!”, così come è importante non dimenticarsi neanche del proprio essere individui singoli all’interno della coppia: come in tutte le cose ci vuole equilibrio e nell’equilibrio non è incluso il “perdersi”.

Al di là del normale percorso di vita familiare con le sue fasi e le sue criticità, ci sono ovviamente diverse situazioni nel corso della vita che mettono a dura prova e che possono portare profonda sofferenza, se non addirittura disagio: le malattie, le crisi matrimoniali, la separazione, le difficoltà economiche, ecc ecc…

Il lavoro dello psicologo, in tutti i casi, nell’ambito familiare ha un ruolo molto delicato; spesso capita che più o meno consapevolmente le persone arrivino a chiedere una consulenza con l’idea: “magari lui riesce a far capire a mio marito/moglie…di cosa ho bisogno, cosa vorrei, ecc”, “andiamo dallo psicologo così te lo dice lui chi ha ragione…”

Il nostro lavoro come psicologi non mira a trovare torti o ragioni, un buono o un cattivo della situazione; come prima cosa negli incontri si cerca di ritrovare e ridare spazio ad un dialogo che si è perso, per i più svariati motivi, la quotidianità, l’abitudine, ecc…

Attraverso un dialogo mediato dallo psicologo si cerca di riportare alla luce i bisogni, le opinioni e i punti di vista magari discordanti dei membri della famiglia.

Purtroppo all’interno della coppia spesso si innescano dei meccanismi disfunzionali, ovvero che non funzionano e non funzioneranno mai; un meccanismo  tipico, in questo senso, può essere per esempio questo:  una persona esprime un suo parere, supponiamo anche nel migliore dei modi, ma l’altro, per mille motivi, percepisce quello che viene detto come un “rimprovero”, un’ accusa e pertanto alza la difesa; ecco che ci può essere una risposta di rabbia o al contrario di inibizione che porta a sua volta l’altro a non sentirsi compreso. Il risultato finale è che abbiamo due persone che si sentono incomprese, con conseguente senso di solitudine, ricerca di diversivi magari buttandosi sul lavoro o sullo sport ecc… Come vedete questo era solo un esempio di come a volte, anche partendo da qualcosa di semplice, si possa degenerare facilmente in circoli viziosi dove alla fine si trova solo sofferenza che alimenta sofferenza.

La buona notizia è che spesso nel momento in cui, con l’aiuto di uno psicologo, si riescono a individuare questi circoli viziosi, qualcosa accade. Come per tutte le cose quando si conoscono si vedono e si Ri conoscono (come dire “ah eccoti lì , sei il solito circolo vizioso….”) si può iniziare anche a volgere verso un altro tipo di “movimento”, questa volta più funzionale, che innescherà un circolo virtuoso. 

Per arrivare a questo ovviamente è necessario un lavoro di squadra. Lo psicologo non è né un medico che ci dà la pastiglia per la coppia perfetta, né un mago che muove la bacchetta magica e tutto funziona come prima; il lavoro deve essere fatto assieme, ogni membro della squadra ha del potenziale, delle risorse che possono essere messe in campo e usate.