Bambini/Ragazzi e Tecnologie
Ormai è risaputo che l’uso di internet, i social, i giochi virtuali sono diventati parte integrante della vita dei ragazzi e spesso anche dei bambini più piccoli.
Ma che cosa si sa effettivamente dei rischi legati all’uso di questi mezzi? Quando parlo di rischi, mi riferisco naturalmente ad un utilizzo eccessivo e incontrollato di questi strumenti; capisco che per molti sia difficile riconoscere dove si trovi il limite tra un uso “buono” o comunque non disfunzionale, e un uso oltre al limite.
Spesso sento genitori che dicono:“Va bene, ma sono ragazzi, fanno tutti così, ormai è una cosa normale…” e via discorrendo. È vero che ciò di cui stiamo parlando ormai fa parte di questa generazione, ma il rischio che si corre è di sottovalutare le problematiche che possono risiedere sotto la superficie e che, se trascurate, potrebbero portare facilmente verso complicazioni più importanti.
Iniziamo a valutare il tempo che i ragazzi/bambini dedicano a questi mezzi (telefono, social, videogiochi, ecc…) ma anche alle modalità con cui li utilizzano o chiedono di utilizzarli.
Ci sono bambini che se non ottengono il telefono per giocare, hanno quasi delle “crisi”; non parlo di capricci: é come se per loro fosse l’unica cosa possibile da fare in quel momento.
Quando l’uso delle tecnologie diventa eccessivo in termini di quantità di tempo, ma anche di modalità (frenetico, quasi compulsivo, con manifestazione di agitazione, ecc..) iniziamo a porci delle domande.
Cosa sta accadendo? Non solo al ragazzo, ma cosa sta accadendo dentro al nostro “sistema famiglia” che ha condotto a questo comportamento “disfunzionale”? Questo è importante da sottolineare perché è bene ricordare che dove c’è un sintomo (e l’uso eccessivo di telefono videogiochi ecc può essere definito come tale) c’è sempre un segnale, un messaggio. Perciò più che combattere il sintomo è utile cercare di capire: cosa ci vuole dire questo messaggio?
I motivi per cui si arriva al comportamento patologico di dipendenza possono essere diversi: personali, familiari, per eventi esterni. È qualcosa comunque che per cause interne o esterne rompe l’equilibrio del sistema relazionale, portando quest’ultimo necessariamente a doversi riorganizzare per trovare un nuovo equilibrio. Ecco che spesso, durante il periodo di difficoltà, il sintomo può comparire; quando la famiglia si riorganizza ingloba il sintomo, adattando anche ad esso la sua nuova modalità di vita e di funzionamento, che a quel punto diventa disfunzionale.
Quindi va benissimo prendere in mano la situazione cercando di dare ai ragazzi una “regola” rispetto all’utilizzo della rete, ma non dimentichiamo di cercare il significato del messaggio, perchè è a quello che dobbiamo rispondere.
Quando una persona vive un momento di difficoltà, sofferenza o vulnerabilità, il disagio che prova può volgere verso forme di ansia e depressione. In questi casi il mondo virtuale “offre” una modalità di espressione di sè che viene gratificata e riconosciuta, per esempio guardo il telefono più volte per vedere quanti “mi piace” mi sono arrivati, oppure metto una foto non per il piacere di postare una foto, ma perchè ho bisogno di essere visto, riconosciuto e approvato. Ecco che i social diventano un modo per soddisfare i propri bisogni emotivi e colmare un senso di vuoto interiore. Il legame che si crea con la rete pian piano si sostituisce alle relazioni reali concrete e significative e il divario cresce maggiormente quando il mondo reale inizia a biasimare o criticare quel comportamento compulsivo verso la rete. Per questo, come dicevo, è importante leggere anche il messaggio del sintomo, perchè se lottiamo solo contro il sintomo stesso per eliminarlo, è probabile che spingeremo ancor di più verso quel comportamento che è “funzionale” a ridurre l’ansia e a stare in un “mondo dove sarò sicuramente approvato”.
In sintesi mi sento di consigliare due strade parallele:
- Concordiamo insieme (coppia genitoriale prima e con i figli poi) un tempo di utilizzo delle tecnologie, preciso, sempre uguale e possibilmente nello stesso momento della giornata. Sconsiglio vivamente il dopocena, in quanto è risaputo che ogni tipo di tecnologia attiva il nostro cervello e quindi rende più difficoltoso l’addormentamento, con tutto ciò che poi ne consegue: minore attenzione-concentrazione a scuola, stanchezza, irritabilità, ecc….
Avere una regola stabile, certa e sempre uguale, sarà molto utile per evitare quotidiane discussioni come: “ancora 5 minuti…” (che poi diventano 10-20 ecc), quindi contribuirà ad avere maggiore serenità in casa. Mi raccomando di non cedere, un “no” non deve diventare un “ni” o peggio un “sì”: questo non significa essere eccessivamente rigidi, ma essere quel punto fermo e rassicurante di cui i bambini e i ragazzi hanno bisogno. - Cerchiamo di scrutare il messaggio sottostante il sintomo: cosa è successo prima che si manifestasse? è cambiato qualcosa? in che momento della vita familiare sta accadendo? in che fase della crescita sta manifestando questo sintomo? Queste sono tutte domande utili a trovare il nodo centrale della questione, quello a cui è utile puntare davvero, in modo da offrire l’aiuto che stanno cercando.
Spero di esservi stata utile!
