Aiuto sono in crisi!!!
Si può definire come crisi un profondo sconvolgimento del proprio abituale equilibrio psicologico-relazionale e della propria armonia esistenziale, dovuto ad un evento o situazione che sopraggiunge improvvisamente nella nostra vita. Gerald Caplan, negli anni ’60, formula una sua “teoria della crisi” che è ancora oggi punto di riferimento negli interventi in situazioni di emergenza:
“Uno stato che si verifica quando la persona si trova a fronteggiare un ostacolo che le impedisce il raggiungimento di importanti obiettivi vitali; questo è, per un certo lasso di tempo, insormontabile tramite l’utilizzo dei metodi abituali di risoluzione dei problemi. Ne consegue un periodo di disorganizzazione, un periodo di sconvolgimento, durante il quale vengono fatti molti tentativi verso la soluzione del problema, che però abortiscono. Alla fine viene raggiunta una qualche forma di adattamento, che può rivelarsi o meno come la soluzione più utile per la persona e per chi le sta vicino”4.
Ogni persona, almeno una volta nella vita, può fare esperienza di situazioni che risultano traumatiche, anche se non necessariamente patologiche; diventano “crisi” solo secondo quella che è l’esperienza soggettiva di quell’evento, quindi al di là di qualunque criterio di gravità oggettiva, ma in base al significato che gli si attribuisce e in base alle capacità del soggetto di affrontare il cambiamento.
Quando falliscono le strategie che abitualmente usiamo nei momenti di difficoltà, arrivano sensazioni di confusione, disorganizzazione e perdita di controllo; la sensazione predominante è quella di non essere in grado di affrontare la crisi. E’ naturale che una situazione nuova porti con sé livelli diversi di ansia, ma essa, quando non è eccessiva, può persino aiutarci a trovare un nuovo adattamento anche migliore rispetto all’equilibrio precedente.
In questo senso la crisi, con il cambiamento che ne deriva, può avere anche una connotazione positiva, in quanto è un momento in cui si evolve, si matura, si mettono in gioco capacità di risoluzione di una problematica e nuove strategie, si “cresce” per adeguarsi alla nuova condizione, si sviluppano capacità di coping cioè di adattamento e resilienza, ovvero capacità di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.
Se guardiamo al significato etimologico della parola “crisi”, questa deriva dal verbo greco krinein (decidere, scegliere), indicando quindi un momento evolutivo di cambiamento anche in senso positivo; nella lingua cinese, l’ideogramma che rappresenta il termine crisi è uguale a quello che rappresenta il termine “opportunità”; nel campo medico con la parola crisi si definisce la fase critica della malattia dalla quale, se le cose evolvono in senso positivo, si volge verso un miglioramento e, a volte, la guarigione.
Quando la condizione di difficoltà perdura nel tempo o semplicemente non riusciamo a trovare in noi le risorse per affrontarla, si possono sviluppare psicopatologie acute o croniche come disturbi d’ansia e dell’umore, disturbi dell’adattamento, disturbi post-traumatici da stress.
Il supporto psicologico nei momenti di difficoltà, nelle situazioni traumatiche o altro, mira proprio ad accompagnare alla scoperta delle risorse personali che possono essere messe in campo, ecco perché è importante un intervento tempestivo al fine di prevenire la stabilizzazione di un disagio e lo sviluppo di veri e propri disturbi psicologici.
In che modo si interviene ? Sviluppando e/o potenziando strategie di coping cioè di adattamento. Ci sono due categorie principali di queste strategie: coping focalizzato sulle emozioni e coping focalizzato sul problema. Quando il coping è focalizzato sulle emozioni (emotion-focused), le persone cercano di modificare il modo in cui percepiscono e vivono il problema, per gestire così anche le emozioni, appunto, e le ansie che scaturiscono dallo stress. Vengono messe in atto strategie di difesa come – per esempio – la minimizzazione, l’allontanamento, l’attenzione selettiva; è quel tipo di reazione che ci fa vedere il lato positivo delle cose.
Nel caso del coping focalizzato sul problema (problem-focused), si cerca di intervenire sulla causa dello stress, per esempio modificando un comportamento che lo ha in qualche modo generato o pianificando un’azione volta a migliorare la situazione. Sono strategie simili a quelle usate per il problem solving, dove si cerca una soluzione creativa e alternativa individuando costi e benefici. Scegliendo tra questi si agisce, anche se il coping centrato sul problema utilizza anche strategie dirette verso l’interno.
Nel 90% dei casi, di fronte allo stress si usano entrambe le strategie: ci si focalizza solo su quelle emotive quando si comprende che la situazione non è affatto modificabile e che, di conseguenza, l’unica “arma” che abbiamo per stare meglio è cambiare il nostro modo di viverla.
Ognuno di noi, come abbiamo detto spesso, può affrontare una stessa situazione di stress in modi assolutamente caratteristici; c’è chi ha una massima attivazione anche di fronte ad uno stimolo stressorio minimo e chi invece risponde con maggiore calma e tranquillità anche di fronte a fattori di stress importanti.
Coloro che hanno maggiore successo nel gestire e affrontare lo stress si dice siano dotati di hardiness, ovvero resistenza e invulnerabilità allo stress: vivono gli eventi della vita come una sfida che li porta sempre al cambiamento più che alla stabilità e il cambiamento è vissuto come un incentivo più che una minaccia; è un’evoluzione ed essi hanno la sensazione di essere in grado di condizionare gli eventi della loro vita. Queste persone si potrebbero definire “resilienti”.
Le strategie di intervento sulla crisi saranno finalizzate a:
- Stabilire e mantenere una relazione significativa che faciliterà la persona nell’ esprimere liberamente emozioni e vissuti.
- Valutare la gravità della crisi, quindi appurare se ci sono disturbi di ansia, di umore, uso di sostanze che possono aggravare la situazione presente e compromettere il percorso.
- Identificare e definire il problema, attraverso la comprensione di quelle che erano le situazioni precedenti, le difficoltà attuali e le conseguenze della situazione; infatti il problema, il vissuto di crisi, è costruito e mantenuto da tutti questi aspetti, quindi bisogna individuarli e differenziarli.
- Affrontare un problema per volta, aiutare il paziente a dare delle priorità: questo lo aiuterà anche ad accrescere la sensazione di avere un maggiore controllo della situazione.
- Sviluppare un piano d’azione
- Valutare gli obiettivi raggiunti. Lo scopo non è tanto valutare l’obiettivo in sé, ma più il percorso fatto per raggiungerlo e prendere coscienza degli aspetti che ne impedivano il raggiungimento, portando appunto alla crisi.
- Fissare un follow-up con il paziente dopo un certo periodo di tempo, per valutare l’andamento dopo l’intervento.
