“Genitori di adolescenti nell’emergenza sanitaria”

 

L’adolescenza è un momento del ciclo vitale caratterizzato da profonde e continue trasformazioni, da più punti di vista (fisico, psicologico, cognitivo, dell’immagine che si ha di sé e dell’identità). Questo porta a interrogativi, dubbi su di sé, conflitti con i genitori, ricerca di consenso e approvazione da parte del gruppo dei pari. Tutto ciò spesso è accompagnato da apprensioni e insicurezze dovute al fatto che comunemente lo sviluppo corporeo con lo sviluppo emotivo e psicologico non sono coincidenti.

L’adolescente cerca nuove esperienze e soprattutto nuovi modelli comportamentali fuori dalla famiglia, con coetanei o altri adulti, in quanto ha bisogno di nuove identificazioni per affermare la sua personalità, distinguendosi dalla famiglia. A tale scopo il gruppo è fondamentale: ansia, stress, insicurezza, tipiche di questa fase, sono condivise. Una situazione critica, come quella che stiamo vivendo per l’emergenza sanitaria, ha un impatto forte su tutto questo e possiamo immaginare il senso di frustrazione che i giovani vivono a causa delle restrizioni.

Come possiamo aiutare i ragazzi?
Ricordiamoci innanzitutto che non sono più bambini (probabilmente ce lo ricordano spesso anche loro), ma hanno ancora bisogno di riferimenti stabili, solo con modalità diverse, più “rispettose” del loro bisogno di differenziarsi, di essere visti come capaci, di avere anche loro idee e interpretazioni delle cose che accadono. Quindi è importante lasciar loro “spazio” in questo senso e non imporre la nostra influenza.

Spesso gli adolescenti non sono così propensi a scambiare due chiacchiere con noi adulti ma, se vogliamo affrontare con loro il discorso dell’emergenza, possiamo cercare l’occasione giusta, ad esempio durante il telegiornale o durante la cena, per commentare gli avvenimenti e nello stesso tempo chieder loro: “Cosa ne pensi?”. Ecco lo spazio di cui parlavo: facciamo loro capire che siamo aperti all’ascolto della loro interpretazione delle cose, che è importante per noi quanto quella di nostra moglie o di nostro marito. Questa apertura ci darà modo non solo di far emergere il loro vissuto, ma anche di rassicurarli e responsabilizzarli nello stesso tempo.

Come adulti possiamo accogliere le loro preoccupazioni, le loro inquietudini e insofferenze; l’importante è evitare di negarle, per esempio con frasi come “non devi avere paura”, o “non essere così irrequieto”. Posso capire che non sia sempre facile perché spesso sono le prime cose che vengono da dire, siamo umani e come tutti gli esseri umani respingiamo la paura e la sofferenza. Ciò è naturale, purtroppo non è utile. Infatti la paura, la rabbia, l’inquietudine non se ne vanno solo perchè lo decidiamo o perché qualcuno ce lo consiglia. Se non troviamo “accoglienza” rispetto a come ci sentiamo, il risultato sarà probabilmente un senso di solitudine e incomprensione. Non è sicuramente quello che da adulti vogliamo ottenere nel rapporto con i figli. Un approccio più utile può essere quello che entra in un’ottica di condivisione, comprensione e accettazione del vissuto della situazione e della situazione stessa, perché ciò che viviamo è un “dato”, è un fatto, non è qualcosa su cui possiamo esercitare un controllo. Quindi può essere più utile qualcosa come “ti capisco, hai ragione è una cosa che può far paura ed è difficile questo momento per te”. Dopodichè possiamo orientare noi stessi e i ragazzi a investire tempo ed energie verso ciò che invece in qualche modo è possibile “controllare”…un pò come se dicessimo a noi stessi “ok, ho capito che ora questo è quello che provo e questa è la situazione: non posso cambiare né l’uno nè l’altra, …nel frattempo cosa posso fare? quali sono le cose che per me contano, che mi fanno stare bene, mi fanno sentire la persona che vorrei essere?” E’ lì che dobbiamo andare noi come adulti, ed è lì che dobbiamo orientare i nostri ragazzi.

Come si può fare in pratica? A volte è anche difficile parlare con loro, spesso sono irritabili e scostanti.

Le tensioni di questo periodo ci rendono più nervosi, irascibili, se capita che il ragazzo risponda male o altro, facciamogli notare che quello che ha fatto è sbagliato, tenendo presente che questo non deve passare come un: “sei sbagliato tu”. Quindi evitiamo aggettivi come cattivo, monello, maleducato, perchè questi negano tutte le occasioni in cui si comporta bene; piuttosto rinforziamo i comportamenti positivi, collaborativi e responsabili.

Una cosa utile può essere mantenere delle routines e, per farlo, organizzare insieme a loro una sorta di “agenda” della giornata, con impegni quotidiani e suddivisione dei compiti di casa: partecipare alla cura della casa, del proprio spazio, cucinare e quant’altro, sono tutte cose che, oltre a favorire l’acquisizione di competenze e autonomia circa la gestione del quotidiano, favoriscono lo stare insieme, soprattutto quando è un pò forzato come in questo periodo, condividendo momenti magari anche simpatici. In tutto questo non dimentichiamo di renderci disponibili a trovare con loro (se non lo fanno già da soli magari perchè svogliati o annoiati) modi alternativi per farli stare con gli amici, lasciando loro lo spazio e l’intimità per vivere anche da casa le amicizie. Sentire che li supportiamo anche in questo, che comprendiamo l’importanza che hanno per loro l’amicizia o un rapporto sentimentale probabilmente li aiuterà, per quanto possibile, a sentire meno forte il peso delle restrizioni.