Lutto, lutto anticipato, perdita, sofferenza
Il lutto è definibile come uno:
“… stato psicologico conseguente alla perdita di un oggetto significativo, che ha fatto parte integrante dell’esistenza. La perdita può essere di un oggetto esterno, come la morte di una persona, la separazione geografica, l’abbandono di un luogo, o interno, come il chiudersi di una prospettiva, la perdita della propria immagine sociale, un fallimento personale e simili (Galimberti, 1999, 617).”
Da questa definizione di lutto, il significato si estende rispetto a ciò a cui solitamente si fa riferimento con questa parola, quindi non solo perdita di una persona cara, ma anche di aspetti di vita, di immagine di sé: pensiamo per esempio alla perdita del lavoro che comunque costituisce un ambito in cui le persone si identificano in un ruolo personale e sociale; pensiamo alla fine di una relazione, al divorzio o al chiudersi di una prospettiva, come dire: “questa cosa non potrai mai più farla..”; si pensi ad esempio a una disabilità.
Il Lutto necessita di un processo di elaborazione che solitamente copre un arco di tempo che va dagli 8 ai 18 mesi e che in genere è costituito da specifiche fasi, le quali non sono sempre distinte in maniera rigida e sequenziale tra loro.
Inizialmente avremo una fase di stordimento o torpore, con senso di disorientamento, incredulità che si unisce ad una forte angoscia la quale in alcuni casi può portare a negare la realtà. Successivamente entriamo nella fase di struggimento, con ricerca del congiunto, senso di impotenza, disperazione, irrequietezza, ossessività, illusioni sensoriali. Infine la fase di disperazione, data dalla consapevolezza della perdita e dalla presenza del dolore, della tristezza, della chiusura in sé stessi, dell’isolamento.Questi sentimenti ed emozioni sono sovrapponibili a quelli di uno stato depressivo, che non va confuso con il disturbo depressivo, perché questa fase è in realtà solo preparatoria dell’accettazione della perdita, fase in cui si ricostruisce un’immagine interiore, non più solo dolorosa, del proprio caro. In seguito, gradualmente, si va verso una ridefinizione di sé, o fase della riorganizzazione, con reinvestimento nel futuro.
Un altro tipo di lutto è il cosiddetto lutto anticipatorio: si pensi per esempio ad una condizione di malattia terminale, o agli ultimi momenti di vita dell’anziano. Si può considerare come una perdita non ancora avvenuta, ma anticipata dalla minaccia di morte che si prospetta, ma non costituisce una fase anticipata del processo di lutto vero e proprio, né lo facilita. I sentimenti che prevalgono sono ansia e angoscia da separazione, oltre la paura e il senso di colpa. Ci si chiede se si è fatto abbastanza, se potevamo fare di più, se abbiamo sbagliato qualcosa; ci si sente in colpa per le volte che ci si è sentiti stanchi fisicamente ed emotivamente, per essersi detti “non ce la faccio più”; emergono senso di tristezza per il sopraggiungere dell’inevitabile, senso di impotenza e rabbia.
Il supporto psicologico ha come obiettivo l’accompagnamento attraverso le diverse fasi di elaborazione-accettazione del lutto, al fine di prevenire eventuali complicazioni e lo stabilizzarsi del disagio. Come abbiamo detto le fasi del lutto non sono necessariamente così regolari nel susseguirsi, ma è bene tenere presente che quando l’intensità, la qualità o la persistenza del dolore e delle reazioni ad esso diventano eccessive, compromettendo magari anche alcuni ambiti della nostra vita, si può sfociare in un vero e proprio disturbo, che viene definito disturbo da lutto complicato persistente. Spesso a questo si accompagnano ulteriori complicazioni , per esempio risposte depressive, ansiose, comportamenti evitanti ecc…
Attraverso il colloquio psicologico si danno un tempo e uno spazio reali a quel dolore, che molte volte rimane inespresso (spesso si sente dire “cerco di non pensarci” “non mi va di parlarne perchè ripensarci mi fa soffrire di più”). Di fronte alla sofferenza, soprattutto quando molto forte, quasi tutti facciamo la cosa più naturale e umana che viene da fare: cercare di scacciarla, respingerla con tutte le nostre forze. Il problema è proprio questo: più respingiamo e più soffriremo. Quindi resta solo una cosa da fare: accoglierla ed elaborarla, magari con l’aiuto di uno psicologo che può sostenerci e guidarci nel farlo.
